Gatta – Piove (follower instagram)

Piove! Accendo il fuoco, che ne dici?

– Sì mamma, è un’ottima idea! 

Proprio quel che ci voleva. La cioccolata calda quasi tra le mani, il camino crepitante accanto, la gatta a coccolata in grembo. Certe volte la mamma era proprio mitica. La poltrona era un abbraccio affettuoso, e vi si abbandonò completamente. Come per un segnale noto solo a loro due, la gatta le balzò sulle ginocchia appena il suo corpo toccò il cuscino rosso – un fulmine di pelo fulvo diretto al calduccio. 

– Piano, Cina! 

‘Cina la miCina, che nome bislacco! Giusto mia figlia!’ pensò la mamma mentre sorrideva e porgeva alla bambina la tazza di dolcezza quotidiana. Stava per dedicarsi al fuoco, quando il salotto fu illuminato a giorno da un lampo potente e lunghissimo, seguito immediatamente da un fragore spaventoso; le luci di casa si spensero tutte, mentre la scarica elettrica della saetta attraversava incredibilmente il comignolo e accendeva i ceppi di un bell’abito incandescente. Fu un istante eterno, al termine del quale il bip del microonde avvertì l’attonito terzetto che la corrente era tornata.

– Hai visto mamma? – provò a dire la bambina, ma non ci riuscì. Dalla bocca non le uscì alcun suono. E cosa era successo ai cuscini della poltrona? Non erano più rossi, erano grigiastri… Nero sbiadito, insomma un colore indefinito, ma non rossi. E perché erano così vicini? Perché diamine… E chi gridava così forte? Di chi era quella voce così insopportabilmente acuta da farle vibrare i baffi… Un momento. I baffi? I baffi? La bambina – o sarebbe meglio dire il corpo della bambina, perché la mente è l’anima, quelle erano inspiegabilmente finite nella gatta – in quel momento si trovava in cima alla libreria, dov’era arrivata con uno scatto degno di Cat Woman. La mamma cercava di farla scendere, sbigottita – ma lei ovviamente non rispondeva, limitandosi a scoprire i denti e soffiare. D’altra parte, la mamma non la chiamava col nome giusto – non la chiamava Cina. La gatta-bambina tentò di attirare l’attenzione della mamma strusciandolesi alle gambe – e che bello, effettivamente, sentire aderire il pelo al calore della mamma, e la schiena muoversi così snodata, e vedere anche quasi dietro la propria testa – ma la donna era tutta concentrata sulla passeggiata carponi che la bambina-gatta stava facendo sulle mensole: la prese per la collottola in malo modo (‘Non è il momento, Cina’), aprì la porta finestra che dava sul giardino e la mise fuori senza tanti complimenti. D’improvviso si ritrovò sotto la pioggia, al bu… No, non era al buio! Ci vedeva perfettamente : la tettoia era vicinissima e poté raggiungerla in un solo istante grazie alla potenza del suo salto felino. E quanti odori diversi e interessanti, quanti rumori, TUTTI quei rumori e rumorini! Fece appena in tempo a pensare che tutto sommato la vita da fatta non era affatto male, che le sue pupille magnetiche divennero strisce sottili, e il cielo venne rischiarato da un fulmine accecante, per la seconda volta; e per la seconda volta, un tuono poderoso lo seguì.

Altro giro altra corsa?