Mela avvelenata – Specchio (follower instagram)

– Sì è rotto! SI È ROTTO!

Era in mille pezzi. Il cimelio che seguiva la sua famiglia da generazioni era ridotto in frantumi nel bel mezzo di un quasi-salotto ingombro di scatoloni. Non avrebbe dovuto fidarsi di quella bizzarra ditta di traslochi. In primo luogo, avevano una statura improbabile: come avrebbero potuto trasportare carichi pesanti, con quelle gambe così corte? E il camion, chi l’avrebbe guidato? Questi i primi pensieri che le avevano attraversato la mente quando erano arrivati di gran carriera, canticchiando, con le loro maglie tutte uguali e il loro bravo logo che sembrava quello della Apple, ma con la mela intera.

Si era rimproverata per la propria diffidenza: ‘Sei la solita’ si era detta ‘giudichi senza conoscere! Fidati per una volta!’ 

Si era fidata. E aveva fatto male. 

– Sono mortificato – si stava scusando contrito quello che aveva tutta l’aria di essere il capo della combriccola – È che il cucciolo, qui, ha cominciato a lavorare solo ieri e…

– Si rende conto che non può essere un problema mio? – la voce le uscì incrinata suo malgrado – Lei non può neanche immaginare da quanti anni quell’oggetto facesse parte della mia famiglia!

– Oh, ma invece lo immagino eccome – e fu strano il lampo che gli attraversò gli occhi e gli fece fremere la barba – Ma mi creda, a volte non tutto il male viene per nuocere, mia cara Bianca.

– Non…. Non credo di averle detto il mio nome… 

– Diciamo che sono bravo a indovinare. Facciamo così: per farci perdonare le offriamo l’intero trasloco. E anche – ridacchió mentre si frugava nella tasca consunta – quest’oggettino… 

Le porse un ciondolo. Bianca lavorava in una gioielleria, quindi sapeva riconoscere un diamante vero, quando lo vedeva. Quello era un rubino enorme, trasformato finemente da mani esperte in una mela. 

– Questo accompagna la NOSTRA famiglia da generazioni. È un portafortuna. Lo metta al collo, lo indossi sempre; se non per altro, per scaramanzia. Direi che è uno scambio equo.

Bianca era senza parole: le sue guance, di solito lattee, si erano accese di purpurea onestà. 

– Ma il mio specchio aveva solo un valore affettivo… Questo… Questo è un rubino e vale molto di… 

– Sciocchezze. Il valore delle cose è nel cuore di chi le tiene in mano. Lo tenga, perciò, e non si preoccupi di nulla: qui ripuliamo tutto noi. Ragazzi, forza, cominciamo a raccogliere i frammenti – disse, mentre tirava su il primo. 

Bianca rimase col ciondolo stretto nella mano sinistra – non riusciva a lasciarlo, o ad allentare la presa; era come se la scaldasse, in un certo senso. Quando si riscosse, i buffi traslocatori avevano già finito e la salutavano a gran voce scendendo le scale. Solo uno di loro camminava in silenzio, percorrendo con le grosse dita il primo frammento raccolto – un occhio attento vi avrebbe scorto, dietro l’antico vetro specchiato, una mano adunca e nodosa, che agitava deforme qualcosa…

– Ci abbiamo messo un po’, strega malefica, ma alla fine ti abbiamo trovato – sussurrò il nano allo specchio – la tua mela avvelenata dovrà aspettare altri 200 anni.